Marketing manipolatore: quando il consumatore ha il dovere (e non solo il diritto) di dissentire

Ieri sulla parte destra della mia home di Facebook è comparso tra tanti uno dei classici messaggi pubblicitari. Parlava di cibo per cani e scriveva così:

“STOP ALLA VIOLENZA SUGLI ANIMALI.
Almo Nature è contro la crudeltà sugli animali.
Se anche tu sei contro la crudeltà clicca mi piace.”

Ecco, se c’è una cosa che proprio infastidisce non solo chi lavora nel marketing ma credo anche il consumatore medio, è osservare come grandi aziende produttrici di brand affermati affidino le proprie sorti dal punto di vista comunicativo (perché a questo punto di sorte si tratta) a persone scarsamente competenti in termini di marketing relazionale, che ritengono forse che il consumatore sia incapace di pensare e distinguere ciò che è corretto da ciò che non lo è.

Cercare di “strappare” un ‘mi piace’ facendo leva sul senso si appartenenza o meno con condivisione di argomentazioni di indubbio consenso non solo è un abuso mediocre che fa scadere il livello di quel marchio dal punto di vista del gradimento, ma che reputa il livello cognitivo e intellettuale dei suoi consumatori non degno di adeguato rispetto.
Perché ditemi voi, chi si manifesterebbe mai a favore della crudeltà sugli animali? Chi è d’accordo?
Considerando oltretutto che qui non si parla solo di violenza, ma più propriamente di crudeltà, che svela un aspetto ancora più truculento della natura umana. Rispondere con un consenso alle domande banalmente retoriche che la pubblicità sui social network ci propina è a mio avviso non solo scadente e svilente per gli utenti ma utile solo a far salire l’indice di gradimento di un dato marchio o prodotto.

Per questo sostengo fermamente che allorché si percepisca un palese stato manipolatorio del marketing relazionale all’interno dei social dovremmo tutti allertare il nostro cervello, e capire che non mettere il mi piace non significa trasgredire ed essere cattivi, come in questo caso l’essere cattivi con gli animali, ma intelligenti e capaci distinguere quando invece ci vogliono condizionati e facilmente controllabili.
E voi, grandi marche, pensate  bene a chi date in mano il comparto comunicazione del vostro brand o della vostra azienda. Anche perché questo genere di messaggi rischia di generare emozioni che creano un impatto negativo nei confronti della marca e che disincentivano quindi l’acquisto. Non va dimenticato che tutti siamo anche quello che comunichiamo, e se comunicate male, la violenza di cui si parla in questo campagna la fate solo a voi stessi.

– Masha f. –

PicMonkey Collage.jpg.jpg

4 ottobre 2013

(fonte: www.mashafedele.com)

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