L’importanza dei Social Network nella rivolta in Turchia.

La stampa oggi segnala l’accusa del premier Turco Erdogan contro i Social media come Twitter e Facebook, rei di essere il pericolo maggiore per la società, ricettacolo di falsità e inganno nonché principali focolai per l’avvio delle manifestazioni di protesta contro il suo governo.
Ma come scriveva Herman Hesse nel suo romanzo Demian, “se temiamo qualcuno, ne consegue che riconosciamo a costui un potere su di noi”.
Cosa sta accadendo in realtà? Semplice: nell’era della cultura e dell’informazione digitali l’individuo vuole scegliere da solo l’informazione più attendibile nel desiderio di legittimare la sua identità di cittadino libero e capace di distinguere il vero dal falso, il reale da ciò che è dissimulato e distorto. E quando si ritrova attore all’interno di uno scenario critico e carico di controlli e oppressioni come quello della Turchia oggi, diventa lui stesso protagonista dell’informazione, raccontando attraverso la sua testimonianza e attraverso immagini che lui stesso ha scattato, quali siano concretamente la società e l’ambiente in cui vive. Ci troviamo insomma in un’epoca in cui il popolo vuole ed ha il coraggio di farsi sentire, e lo fa dalla la sua finestra sul mondo, ovvero attraverso lo spazio offerto da quei mezzi apparentemente così insignificanti ma così potenti che sono i Social Network nella società moderna.
Laddove la televisione e la stampa per motivi di censura o interessi politici non arrivano, arriva il Social, voce di un popolo stanco di notizie poco attendibili e delegate alle decisioni altrui. Questo mezzo mediatico di relazioni sociali acquista così un potere superiore, dove l’informazione prima che dalle agenzie di stampa arriva dalla rete, dove la notizia viene fornita dall’utente e per l’utente, e dove i media ufficiali si limitano spesso e semplicemente ad arricchire e confezionanare la comunicazione in modo diverso, più formale ed istituzionale e forse per questo meno efficace e credibile.
Per queste ragioni in Turchia come altrove il Social Network si fa portavoce dell’opinione di un popolo, qui stanco delle repressioni e di quello che percepisce come ingiustizia, e che attraverso il social come in un coro solleva al mondo la sua denuncia e il suo grido di libertà.

masha f.

3 giugno 2013

 

Testimonianze della rivolta in Turchia ci sono date soprattutto dai Social fotografici come Instagram, dove con la ricerca tramite ashtag (il cancelletto # anteposto alla parola chiave da ricercare) è possibile trovare le immagini degli scontri tra polizia e manifestanti scattate sul luogo dagli utenti con l’applicazione installata sul loro smartphone.

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Foto di begumkildiran -  Instagram

Foto di begumkildiran – Instagram

Fonte: http://www.mashafedele.com

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